La grande trasformazione – (Temporary) Manager 2025?

Il tema della grande trasformazione del lavoro manageriale, che verrà discusso nell’ambito del 14° Salone d’Impresa, offre lo spunto per presentare in anteprima alcuni risultati di un’indagine internazionale che stiamo conducendo sui temporary manager e che, per l’Italia, ha visto intervistati ben 152 manager. Due i punti di questa anteprima: evoluzione del mercato e ruolo dei manager donna.

Di Maurizio Quarta

Managing Partner Temporary Management & Capital Advisors

Membro del Comitato Scientifico del 14° Salone d’Impresa

 

Il Temporary Management (di seguito TM) interessa sempre di più le aziende, che lo utilizzano con sempre maggior frequenza, siano esse grandi o piccole. E’ quanto emerge da una recente indagine internazionale sui temporary manager promossa dal gruppo Senior Management Worldwide e dalla sua comparazione con i dati di un’altra recente indagine, questa volta condotta sulle aziende, lanciata da Leading Network in collaborazione con IIM Institute of Management Italy.La prima ha visto 152 temporary manager italiani intervistati (su oltre 1.300 rispondenti a livello internazionale), mentre la seconda ha visto ben 364 aziende intervistate.

Particolare enfasi è stata data alle PMI e alle piccole in particolare: le aziende con fatturato inferiore ai 20 milioni di euro rappresentano infatti circa il 68% del totale, quelle con fatturato tra 20 e 50 milioni il 14%, e quelle con fatturato superiore a 50 milioni il 18%.

 

Cosa ci fa pensare ad un mercato in  crescita?

 

In termini numerici, una precedente ricerca del 1995 aveva riscontrato un tasso di utilizzo del TM pari al 10% delle aziende intervistate: tale tasso è oggi salito al 16% complessivo, in particolare al 12% nella fascia 20-50 milioni e al 33% tra le grandi aziende.

Data la grande opera di sensibilizzazione sul tema che si sta facendo nell’ultimo periodo, è lecito aspettarsi da qui a 5 anni, dei numeri significativi anche dalle fasce più piccole (sotto i 20 milioni) e una crescita moderata nella fascia 20-50. Anche le grandi aziende, nonostante una quota già elevata, mostrano una maggiore propensione indicatrice di ulteriore crescita.

 

In termini qualitativi: il vero potenziale di crescita del mercato è nella fascia delle PMI, che ancora oggi denotano una grande esigenza di competenze manageriali per poter competere, specie in uno scenario sempre più internazionale e globale. Per queste aziende il TM è lo strumento ideale per portare in casa competenze di alto livello, non altrimenti disponibili, a costi accessibili, con il risultato di accrescere le capacità delle persone già operanti in azienda, che alla fine di un intervento saranno in grado di fare le stesse cose meglio di prima oppure di nuove. Su questa linea si muovono programmi di finanziamento di progetti di TM, sia a livello locale che a livello nazionale (es. il recente caso dei Temporary Export Manager). In un ipotetico percorso di razionalizzazione del bisogno, è sensibilmente aumentato il numero di PMI che riescono, autonomamente (magari in relazione all’ingresso di una nuova generazione più acculturata della precedente) o con l’ausilio di consulenti, a identificare una serie di problemi. Allo stesso modo è aumentato il numero delle imprese che arrivano autonomamente a considerare il TM come una possibile soluzione ai problemi identificati, con una buon livello di razionalizzazione anche dei suoi limiti e delle sue aree di attenzione.

Le associazioni imprenditoriali stanno lavorando per fornire ai loro associati sempre più informazioni sul TM e sulle possibilità che esso offre agli imprenditori.

 

 

Quali interventi richiederà il mercato nei prossimi anni

 

L’indagine odierna risente del difficile contesto degli ultimi anni: infatti, il 50% degli interventi ha riguardato  operazioni di ristrutturazione aziendale, con un’incidenza particolarmente elevata nelle fasce dimensionali medie (20-100 milioni), con punte di oltre il 65%.

Con la seppur lenta uscita dalla crisi, il mercato si orienterà sempre più verso interventi orientati alla positività/crescita/sviluppo: seguendo le indicazioni dell’indagine, le aree di maggior utilizzo del TM potrebbero quindi essere: la gestione di progetti specifici (65%, con punte dell’80% trasversale sulle varie classi dimensionali), il passaggio generazionale (47%) e le tematiche di internazionalizzazione (37%).

 

 

Temporary Management in rosa

 

Dalle risultanze dell’indagine sui temporary manager, segnaliamo in anteprima un tema sul quale riflettere in ottica evolutiva: il ruolo delle manager donna nel mercato del temporary management.

 

Non è certamente sorprendente osservare che il TM sia stata fino ad oggi una professione tipicamente maschile. La percentuale di donne presenti nei file di molte società specializzate è ancora decisamente bassa, come lo è anche il numero di curricula spontanei sul totale. La prima e più ovvia spiegazione è legata all’elemento anagrafico. Infatti, il grosso dei temporary manager si colloca in una fascia d’età over 50: si tratta quindi di  persone  diventate dirigenti tra 20 e 25 anni fa, in periodi in cui la dirigenza femminile era ancora decisamente rara. All’epoca non erano infrequenti i casi di donne con responsabilità manageriali inserite “forzosamente” come quadri, magari anche strapagati, “perchè l’ambiente era troppo maschile” o “perchè un capo donna avrebbe potuto creare dei problemi”. Oggi si assiste ad una lenta inversione di tendenza, grazie anche al significativo aumento di donne dirigenti nelle aziende italiane.

Dall’indagine emerge che solo poco più del 7% dei temporary manager sono donne, a fronte di un valore superiore al 15% del campione internazionale.

Se l’Italia non brilla, anche il mercato inglese del temporary, il più evoluto in Europa, denota un tasso “rosa” forse inferiore a quanto ci si potrebbe naturalmente aspettare.

La recente indagine evidenzia rapporto donne/uomini di 1 a 4, pur sempre superiore di ben tre volte l’Italia (la Francia è sl 16%)..

Delle discussioni sui plus di un manager donna rispetto ad un uomo è piena la letteratura; sono in particolare emerse: sensibilità nel percepire le sfumature delle differenti culture aziendali, capacità di comunicazione, capacità di costruire relazioni e capacità di fare rete.

Quali le motivazioni della scarsa presenza femminile? Le principali risiedono nella scarsa consapevolezza del TM come opzione professionale, nello scarso apprezzamento per l’incertezza di una carriera di tipo interim e nella scarsa flessibilità legata alle esigenze soprattutto familiari.

Questo punto merita un approfondimento. Di norma si ritiene il temporary management un ottimo strumento per bilanciare in maniera soddisfacente vita personale e vita lavorativa, il che in generale, visto dalla parte dei manager, è certamente vero. La flessibilità del TM è però particolare, in quanto permette l’alternanza di  periodi di intensissimo impegno con periodi di non attività. Molte donne, specie nella fascia d’età 40-45 anni, preferirebbero invece poter gestire progetti su base part time, ciò che consentirebbe un bilanciamento lavoro/privato più equilibrato e costante. Il mercato odierno è fatto soprattutto di progetti full time: si può però ragionevolmente ritenere che, con il crescente accesso al temporary da parte di PMI sempre più piccole, il part time, opportunamente modulato, possa diventare un’opzione più diffusa.

 

 

 

Per approfondimenti:   www.temporary-management.com