La posizione finanziaria netta:
sì va bene, ma quale e come?

SECONDA PARTE

Articolo di Ing. Ciro Conte, Egemon Consulting

Scopo dei due articoli è quello di evidenziare come la definizione della PFN e soprattutto la sua determinazione possa risultare utile per l’interpretazione dell’andamento aziendale.

Nella seconda parte si passerà all’interpretazione ed all’utilizzo pratico delle informazioni derivanti dalla/e PFN calcolate.

INFORMAZIONI UTILI ED IMPLICAZIONI PER LA GESTIONE

  • PFN BANCARIA ( o PFB)   

Come detto la PFN bancaria misura il grado di indebitamento con il sistema. Il suo andamento nel tempo in termini assoluti non dà un’indicazione probante, in quanto essa, relativamente agli affidamenti a breve, può assumere solo valori inferiori agli affidamenti disponibili e/o a quelli concessi. Nel momento in cui essa viene confrontata con il totale degli affidamenti concessi (T.A.C.) che sono quelli, per così dire, “contrattuali”, essa ci dà il grado di tensione degli affidamenti per linea, cioè quanto l’azienda sta utilizzando degli affidamenti e sappiamo che nelle linee a breve le banche, nel caso di utilizzi sopra l’85%, danno un giudizio negativo che poi si riflette sul rating aziendale.

 

  • PFN AZIENDALE PUNTUALE (o PFA)

La PFN “aziendale puntuale” rispetto alla precedente dà informazioni reali circa lo sbilancio finanziario dell’impresa (la banca non è in grado di calcolarla perché non conosce, se non in termini parziali, i nostri ritardi di pagamento). La PFA diventa perciò molto importante dal punto di vista gestionale, perché è una variabile “assoluta”. Se in un certo periodo, tipicamente un anno, la PFA è peggiorata, significa che la gestione assorbe liquidità. Questo dato è molto importante soprattutto in proiezione, nel senso che occorre verificare in continuo che la PFA aziendale sia sempre inferiore al totale degli affidamenti disponibili, se ciò non è l’azienda sarà costretta, se non riuscirà ad agire su un allargamento dei fidi, ad effettuare operazioni per contenere l’esposizione bancaria (quindi la PFB) agendo sui pagamenti: differimento di una o più linee di pagamento (fornitori, tasse, dipendenti, etc) oppure utilizzare fonti finanziarie straordinarie: prestiti da soci, aumenti di capitale, oppure anticipazioni temporanee di incassi. La bontà e l’estensione della previsione fornirà elementi di giudizio se privilegiare manovre a breve o a medio lungo.

 

  • PFN AZIENDALE STRUTTURALE (o PFS)

Per un imprenditore avere un’idea concreta, quindi numerica ed assoluta, per rispondere alla domanda: “se chiudo oggi l’azienda cosa mi resta in tasca: saranno di più gli incassi o i pagamenti?” è molto importante e soprattutto immediata. Le variazioni nel tempo di questo valore danno una misura efficace dell’andamento aziendale. Per quello che riguarda la messa in pratica si opera così: si parte dallo stato patrimoniale e si attribuisce un valore finanziario positivo alle attività, in quanto apportatrici di incassi, ed un valore finanziario negativo alle passività, in quanto apportatrici di pagamenti. Per tutte le voci occorre stabilire se c’è un rapporto 1 a 1 tra il valore a bilancio ed il totale del flusso di cassa che esso genererà. Per le poste passive tendenzialmente, e per prudenza, avremo un rapporto pari al 100%, per le poste attive invece ci saranno più spesso numeri inferiori a 100%: le attività immateriali, i crediti e gli stocks ben difficilmente saranno realizzati allo stesso valore espresso dal bilancio.

 

RAPPORTO TRA PFA E PFS

La PFS è di fatto pari a:

PFA + Flussi futuri attivi al valore di realizzo– flussi futuri passivi già impegnati al valore di debito iscritto a bilancio

Questa grandezza dà un’importante indicazione di come l’azienda è in equilibrio tra flussi attivi e flussi passivi.Ogni voce va vista con attenzione e va valutata nel modo corretto, come si vedrà più avanti.

ESEMPI DI UTILIZZO DELLA PFA E PFB

Prendiamo in considerazione il grafico seguente dove viene espresso su un orizzonte temporale di 12 mesi l’andamento di 3 grandezze:

I^ GRAFICO

  • A.D.: totale affidamenti disponibili (è stato mantenuto costante per semplicità sul valore 150 mentre nella realtà varia in base alle anticipazioni effettuate ed alle operazioni a medio lungo: pagamento rate, apertura, chiusura);
  • F.B.: così come definita in alto. Il suo valore parte da 120 e non va oltre 145 in quanto c’è il “tappo” determinato dalla TAD = 150 (per migliore l’interpretazione del grafico si è tenuta separata la linea da quella precedentemente ipotizzando un grado di utilizzo degli affidamenti pari al 97% dell’affidamento totale (145/150);
  • F.A.: così come definita sopra. Il suo valore parte da 120 e con aumenti e diminuzioni varie si attesta ad un valore finale di 160

Proviamo ad ipotizzare per il I^ grafico uno sviluppo nel futuro a partire al mese 1, quello corrente:

Fino al mese 4 la PFB e la PFA sono sovrapposte in quanto coincidenti: ciò significa che l’azienda paga nei termini tutte le obbligazioni restando all’interno del fido.

A partire dal mese 5 il fabbisogno finanziario necessario all’azienda per rispettare tutti gli impegni di pagamento alla data supera l’affidamento, per cui l’azienda non può più rispettare il 100% degli impegni presi; sarà perciò costretta ad agire nei modi classici:

  • Mancato pagamento di parte dei fornitori
  • Mancato pagamento dei dipendenti
  • Mancato pagamento dei contributi
  • Mancato pagamento delle tasse
  • Mancato pagamento delle rate leasing/mutui

Oppure dovrà cercare di far affluire cassa:

  • Aumento capitale
  • Prestito soci
  • Operazioni di anticipazione
  • Operazioni Fintech

A seconda delle operazioni fatte avremo due possibilità:

  • Le due linee PFB e PFA come nell’esempio si separano e la distanza tra le due linee indica il totale dei pagamenti non onorati

II^ GRAFICO

  • La linea TAD si sposta più in alto in quanto le nuove linee portano un innalzamento dell’ affidamento a 180. In questo modo si verrà a generare disponibilità finanziaria sufficiente ad effettuare i pagamenti residui: le due linee PFB e PFA coincideranno di nuovo.

Qualora si interpretasse a consuntivo tale grafico si vedrebbe che il vero assorbimento di cassa generato dalla gestione aziendale nel periodo non sarebbe dato dalla differenza dei saldi della PFB (140-120 = 20) bensì da quello della PFA (160-120 = 40). La differenza tra i due valori è determinata da ritardi (20) su pagamenti effettuato alla data di rilevazione (periodo 12).

ESEMPIO DI UTILIZZO DELLA PFS

Il sistema più efficace è quello di partire dallo stato patrimoniale ed assegnare alle diverse classi dell’attivo e del passivo (escluso quindi il capitale) un importo finanziario calcolato partendo dal valore di bilancio moltiplicato per la percentuale attesa di generazione del flusso finanziario futuro attivo o passivo.

In sostanza stiamo parlando per l’attivo del calcolo di valore di realizzo dei diversi assets; per il passivo quasi sempre ci muoveremo per prudenza sul valore nominale a meno che non ci siano delle ragioni oggettive in nostra conoscenza che indicano il mancato pagamento di qualche debito.

Nell’esempio presentato l’azienda vede una diminuzione della PFS che passa da un valore positivo nell’anno n ad un valore negativo nell’anno n+1. Questi risultati vanno ovviamente analizzati in assoluto, nella differenza e nelle tendenze (sia del passato che del futuro). Una tendenza alla diminuzione indica quindi un valore finanziario che va depauperandosi nel tempo: ciò significa che l’azienda strutturalmente non sta producendo cassa e da ciò deve partire un approfondimento per scoprire quali sono le cause.

Occorre sempre fare attenzione con il trattamento del leasing: nel caso in oggetto l’azienda non aveva leasing e quindi non ci sono conseguenze. Occorre però sottolineare che non bisogna dimenticarsi del leasing, in quanto parliamo di impegni acquisiti che generano dei flussi di cassa (rate di pagamento) predefiniti. Anche se abbiamo detto che la PFS risponde alla domanda dell’imprenditore: “cosa mi resta in tasca se ad una certa data dismetto l’azienda” il leasing si calcola con il presupposto dell’azienda in stato di continuità di attività, quindi si riportano tutti i canoni del piano più il riscatto, con l’inserimento tra le attività del bene in oggetto, al valore di bilancio nel momento in cui diventerà di proprietà, moltiplicato della percentuale di calcolo del valore di realizzo.

ALTRI UTILIZZI DELLA PFN

La PFN è utilizzata con altre grandezze per calcolare indici di gestione:

Tutti questi indici sono utili, però bisogna utilizzarli con molta attenzione. La presenza nel calcolo di ognuno di essi di una seconda grandezza aumenta la dipendenza da aspetti discrezionali o da utilizzo di politiche contabili che vanno ad influenzare il valore calcolato e quindi l’interpretazione. La dipendenza del giudizio da valori “soglia” comporta in determinate situazioni la determinazione dei cosiddetti “falsi positivi” o “falsi negativi”.

Questi indici, soprattutto il primo e l’ultimo, sono molto utilizzati nell’analisi effettuata dagli istituti di credito, influenzando in modo importante il rating.

CONCLUSIONI

Si è cercato di trattare la PFN, sia in fase di definizione e calcolo, che in fase di analisi e valutazione, Privilegiando il punto di vista gestionale e finanziario.

Si è quindi privilegiato l’espetto applicativo, affinchè le variabili trattate possano fornire un valido contributo alla valutazione finanziaria dell’andamento dell’impresa.

Si è cercato perciò di operare sulla PFN calcolata in termini assoluti, piuttosto che ricorrere ai pur validi indici presenti in letteratura poiché risulta di più facile comprensione anche da parte di chi non è “avvezzo” all’analisi finanziaria.

 

Ciro Conte

L’ing Ciro Conte, laureato in Ingegneria a Padova, ha conseguito un Master in Gestione dell’Impresa presso il Politecnico di Milano.

La sua esperienza è divisa in due parti:

  • Per circa 15 anni presso multinazionali anglosassoni della consulenza (Accenture) e del settore Farmaceutico (Glaxo, Schering) nella Finanza, Credito e Controllo con il ruolo di dirigente;
  • Per altri 20 anni da consulente presso PMI del Veneto nella finanza e controllo con particolare attenzione alle agevolazioni per le imprese, piani aziendali, anche con il ruolo di direttore finanziario o generale pro tempore.

Particolarmente interesse è stato dedicato ai provvedimenti previsti dal “Codice della Crisi”: a questo proposito l’ing. Conte ha recentemente ottenuto il ruolo certificato di “Manager per la gestione della crisi”.

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