La posizione finanziaria netta:
sì va bene, ma quale e come?

PRIMA PARTE

Articolo di Ing. Ciro Conte, Egemon Consulting

Scopo dei due articoli è quello di evidenziare come la definizione della PFN e soprattutto la sua determinazione possa risultare utile per l’interpretazione dell’andamento aziendale.

Nella prima parte ci si soffermerà sul significato e sulle modalità di calcolo della PFN, passando poi ai principi per la definizione di uno/due modelli.

Nelle definizioni delle grandezze gestionali esistono non rari casi di grandezze ed indici che vengono denominati diversamente pur in presenza di un medesimo significato e formula. Viene da pensare che sarebbe molto utile fosse creato una specie di Albo dove trovare si possa trovare la definizione e la modalità di calcolo univoche delle grandezze.

Il caso che si vuole segnalare è quello di una grandezza molto importante nel controllo della gestione aziendale, La posizione finanziaria netta.

Per capire di cosa si tratta (o meglio si dovrebbe trattare) partiamo per semplicità considerando le componenti del nome:

  • POSIZIONE: indica la situazione in un certo momento, infatti la PFN si esprime indicando “al gg/mm/aaaa….”; ad esempio si dice che l’azienda X ha la posizione finanziaria netta al 30/11/2020 pari a …
  • FINANZIARIA: indica che nel suo calcolo si deve fare riferimento agli aspetti derivanti dalla dinamica degli incassi e pagamenti
  • NETTA: indica che bisogna sommare, quindi “nettizzare”, variabili con diverso segno.

Le cose appaiono semplici ma quando bisogna entrare nel merito nascono i problemi.

Esistono varie definizioni e metodologie di calcolo, addirittura è possibile calcolare la PFN su più livelli (un po’ come il margine di contribuzione), oppure scomposta sul breve e medio lungo periodo. Il rischio è di concentrare lo sforzo alla determinazione di una grandezza con coerenza contabile, perdendo di vista l’obiettivo vero, che è quello di fornire uno strumento veloce di valutazione della situazione aziendale.

Non bisogna dimenticare che si parla di posizione finanziaria, per cui il tipo di valutazione deve privilegiare gli aspetti patrimoniali e finanziari.

Il termine “posizione finanziaria netta” è utilizzato sia in ambito bancario che aziendale.

LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA NELL'AMBITO BANCARIO

Se si chiede ad un bancario cosa intende per Posizione finanziaria netta esso risponderà che è la somma di tutti i debiti, sia a breve che a medio lungo periodo, che un’azienda ha nei confronti del sistema bancario.

Un primo punto importante è che il bancario tende a concepire la parola posizione al pari di esposizione: quindi, qualora l’azienda abbia una situazione di indebitamento, la risposta indica un segno positivo. Un’azienda, ad esempio, ha una posizione finanziaria netta di 550.000 euro nel senso che è indebitata per quella cifra. Quando invece l’azienda non è indebitata, il bancario tende a dire che l’azienda ha PFN pari a zero oppure che è liquida per un importo pari al totale dei saldi attivi.

Altro aspetto importante è che il principio per effettuare il calcolo è quello di considerare gli utilizzi, intendendo con questa parola l’importo effettivo di esposizione sul quale si calcolano gli interessi.

Facciamo un esempio pratico:

Un’azienda ha un affidamento sbf di 50.000 euro, ha un monte ricevute presentato e non maturato di 30.000 ed ha un indebitamento di 15.000 euro: nel calcolo della PFN si prende come valore 15.000 perché è su questo valore che vengono misurati gli interessi. Si tratta della cifra che l’azienda sta utilizzando; l’affidamento disponibile è pari a 30.000 e non a 50.000, che è invece l’affidamento concesso (o deliberato).

Siccome la variabile è netta andranno sommati con segno contrario gli eventuali conti correnti attivi presenti (ricordiamo che un’azienda può avere rapporti con più banche).

Dal punto di vista gestionale la PFN così costruita non è una variabile in grado di dare delle informazioni certe in quanto essa non è libera di variare a piacere ma può al massimo raggiungere il valore della somma degli affidamenti disponibili (che chiameremo T.A.D), ad esempio il fatto che un’azienda diminuisca il suo indebitamento da un anno ad un altro non significa necessariamente che il ciclo finanziario aziendale abbia generato cassa. Questa cosa apparirà più chiara in seguito.

LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA NELL’AMBITO AZIENDALE

Nel valutare la PFN dal punto di vista bancario dobbiamo tenere conto che la banca costruisce indicatori con le informazioni, a volte parziali come in questo caso, che possiede (accade lo stesso con il DSCR che è diverso nella determinazione bancaria), mentre l’azienda può operare avendo a disposizione tutte le informazioni necessarie.

In letteratura ci sono diverse definizioni di posizione finanziaria netta: ad esempio la Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha emanato un documento il 15 settembre 2015 che definisce la PFN ed i criteri e le regole per il suo calcolo.

Aldilà dei metodi di calcolo diversi, esistono alcuni principi base:

  1. GLI IMPEGNI NON RISPETTATI VENGONO UGUALMENTE INSERITI NELLA PARTE NEGATIVA: l’esposizione deve tenere conto, e quindi risulta incrementata, dei pagamenti maturati e non rispettati. Ad esempio se un’azienda non ha pagato 10.000 euro di fornitori, il saldo banca ne trae beneficio ma la situazione finanziaria reale ne deve tenere conto. In sostanza l’azienda è indebitata ad esempio di 150.000 ma avrebbe dovuto esserlo di 160.000 perché il sistema degli impresi presi nell’ambito della sua gestione la portavano a quella cifra, di conseguenza non ha nessun effetto per la PFN il fatto di non aver pagato i 10.000 ai fornitori;
  2. GLI IMPEGNI SCADUTI MA RISCADENZIATI DEVONO ESSERE TRATTATI COME I PRECEDENTI: ad esempio se ho rateizzato un debito iva scaduto e non pagato su tre anni lo devo inserire tutto intero nel conto dell’esposizione entro i termini in cui avrei dovuto pagarlo: la rateizzazione è un’azione che nasce per pagare in tempi più lunghi, ma la “competenza finanziaria” resta quella originaria;
  3. GLI IMPEGNI PRESI MA NON ANCORA SCADUTI (TUTTI O IN PARTE): qui abbiamo delle divergenze, c’è chi inserisce il totale dell’impegno e chi invece considera solo la parte già scaduta. In sostanza se ho un acquisto con modalità di pagamento 30/60 ed è scaduta (e pagata) la prima metà della fattura, devo mettere in conto anche la seconda? Altra tematica è il leasing. Devo inserire tutte le rate future anche se non ancora scadute oppure solo quelle scadute ma non pagate?

Cerchiamo di capire le implicazioni:

A.   In un caso sto calcolando quale è il corretto sbilancio tra incassi e pagamenti maturati ad una certa data senza tenere conto delle scadenze future. In un certo senso questo numero mi dice quale sarebbe alla data la posizione finanziaria “corretta”, quella cioè che deriva dalla differenza tra tutti gli incassi e pagamenti che scadono entro quella data. Va detto che per i crediti bisogna differenziare il sistema di calcolo: occorre inserire gli incassi effettivamente pervenuti entro la data di riferimento, oppure, se si sta cercando di dimensionare il valore ad una data futura, occorre tenere conto della percentuale tipica di insoluti e decrementare di conseguenza gli incassi;

B.   In un altro caso sto calcolando tutti gli impegni finanziari attivi e passivi “certi”, quindi già definiti, accettati ed in molti casi contrattualizzati, ad una certa data, che genereranno nel futuro flussi di cassa attivi o passivi. Il criterio in un certo senso potrebbe essere espresso dalla domanda: ad oggi quale è il saldo tra fondi a disposizione ed incassi presumibili futuri contro impegni di pagamento?

Da questo ragionamento nascono due “versioni di PFN” aziendali:

I.   Una che mi esprime ad una certa data la situazione di cassa ad affidamenti infiniti e mi indica a quella data quale sarebbe la situazione di cassa vera: una situazione cioè dove i pagamenti verrebbero effettuati tutti entro la data pattuita, mentre gli incassi seguirebbero la loro logica di aleatorietà (cioè occorre tenere conto degli insoluti e dei ritardi).

II.  La seconda che mi indica la differenza finanziaria tra tutti gli impegni attivi e passivi, che genereranno flussi di cassi attivi e passivi futuri. Si potrebbe esprimere anche come il saldo finanziario che si avrebbe alla fine dell’attività dell’azienda avendo pagato il dovuto ed incassato quello che si riesce ragionevolmente ad incassare.

Dal punto di vista dell’interpretazione del dato abbiamo che:

  • La prima PFN coincide con quella bancaria se l’azienda riesce, all’interno dei fidi bancari posseduti, a rispettare tutte le scadenze di pagamento;
  • Presi i valori di questa PFN in due momenti diversi, la differenza esprime in termini assoluti se in quel periodo l’azienda ha “generato” o no cassa. Tale informazione è usata tipicamente a distanza di un anno per verificare l’andamento del ciclo finanziario. Questa è un’informazione preziosissima per l’impresa!
  • Altro parametro importante è la misurazione della sua differenza rispetto al totale degli affidamenti utilizzabili: si ottiene la disponibilità di cassa residua e questo valore mese dopo mese misura la solidità finanziaria dell’ impresa: è fondamentale conoscere questo dato perché la banca lo calcola e ne tiene conto.
  • La seconda PFN indica, mese dopo mese, l’equilibrio tra fattori positivi e negativi. Ovviamente nei momenti di maggiore intensità di investimenti possiamo trovare situazioni più spostate verso la parte dei pagamenti. Lo scopo è cercare di capire se l’azienda sta mantenendo un equilibrio finanziario in prospettiva, verificando in continuo se e quanto gli impegni finanziari siano preponderanti rispetto agli incassi prevedibili.

TIPOLOGIE DI POSIZIONE FINANZIARIA NETTA E LORO SCOPO

Adesso dobbiamo andare a vedere cosa si trova in letteratura e se qualche definizione di PFN può essere utilizzata secondo quanto sopra delineato. Come detto esistono varie tipologie di PFN: lo scopo non è quello di andare a discettare intorno alle formule o alla presenza di un “item” in più o in meno, bensì cercare di individuare dal punto di vista dell’azienda, più che dell’analisi contabile, quali sono le informazioni importanti.

In questa prima fase non è importante per l’azienda considerare quale è la natura o la provenienza di un incasso o pagamento: quello che importante è determinare l’importo dell’incasso o pagamento e la data di materializzazione (cioè la scadenza). Non importa se un pagamento arriva da un fornitore, da un consulente o dalle tasse: l’informazione rilevante è un’uscita di cassa di tot euro ad una certa data. Naturalmente ciò diventerà necessario in fase di analisi successive.

Riassumendo, si sono evidenziate tre tipologie di PFN:

Ciro Conte

L’ing Ciro Conte, laureato in Ingegneria a Padova, ha conseguito un Master in Gestione dell’Impresa presso il Politecnico di Milano.

La sua esperienza è divisa in due parti:

  • Per circa 15 anni presso multinazionali anglosassoni della consulenza (Accenture) e del settore Farmaceutico (Glaxo, Schering) nella Finanza, Credito e Controllo con il ruolo di dirigente;
  • Per altri 20 anni da consulente presso PMI del Veneto nella finanza e controllo con particolare attenzione alle agevolazioni per le imprese, piani aziendali, anche con il ruolo di direttore finanziario o generale pro tempore.

Particolarmente interesse è stato dedicato ai provvedimenti previsti dal “Codice della Crisi”: a questo proposito l’ing. Conte ha recentemente ottenuto il ruolo certificato di “Manager per la gestione della crisi”.

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